Decreto federale sull'introduzione del suffragio femminile e del diritto di voto nelle questioni federali (1971)
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Situazione di partenza
Sebbene la Costituzione elvetica del 1798, le Costituzioni cantonali liberali del XIX secolo e le Costituzioni federali del 1848 e del 1874 non escludano esplicitamente le donne dai diritti politici, una loro partecipazione non entra in linea di conto. Già nel 1833, tuttavia, la legge sui comuni del Canton Berna accorda alle donne con proprietà fondiarie il diritto di partecipare all’assemblea, a patto di farsi rappresentare da un uomo. Nel 1852 questa condizione viene soppressa, ma il diritto viene circoscritto alle donne nubili e alle vedove, per poi essere completamente abolito nel 1887. All’inizio del XIX secolo le donne rivendicano di rado diritti politici, mirando piuttosto a miglioramenti nell’ambito del diritto civile.
Primi tentativi, battute d’arresto e successi
Ispirate probabilmente dalla «prima ondata» del movimento per i diritti delle donne proveniente dagli Stati Uniti, le donne zurighesi chiedono il diritto di voto per la prima volta in Svizzera nel 1868, in occasione della revisione della Costituzione cantonale... ma invano. Dall’inizio del secolo, un numero sempre maggiore di associazioni e il Partito socialista (PS) si impegnano a favore del suffragio femminile. Nei due decenni successivi vengono presentate due mozioni al Consiglio nazionale e una petizione con circa 250 000 firme al Consiglio federale, oltre a diverse iniziative in vari cantoni, che però restano tutte inefficaci. Tra le due guerre mondiali, le tendenze fasciste e conservatrici si rafforzano nella società: un passo indietro, anche in materia di diritti delle donne.
Dopo la Seconda guerra mondiale, durante la quale le donne hanno dato un enorme contributo, molte nazioni europee concedono loro il diritto di voto. In Svizzera, tuttavia, diversi progetti cantonali falliscono e l’introduzione del suffragio femminile viene considerata prematura anche a livello federale. Quando però il Consiglio federale vuole introdurre un servizio obbligatorio di protezione civile per le donne, diverse associazioni insorgono. Vedendo la propria proposta di legge a rischio, il Consiglio federale presenta un progetto per l’introduzione del diritto di voto ed eleggibilità, che viene adottato da entrambi i Consigli, ma respinto con forza alle urne. I primi successi sono, tuttavia, visibili: Vaud, Ginevra e Neuchâtel introducono il suffragio femminile a livello cantonale il 1° febbraio 1959. Nel 1966 segue il Cantone di Basilea Città, il primo cantone di lingua tedesca.
Il successo
Quando nel 1968 il Consiglio federale vuole firmare la Convenzione europea dei diritti dell’uomo con riserve sui diritti politici delle donne, si scatena un’altra ondata di indignazione. Questo spinge il Consiglio federale a indire nuovamente un referendum sul diritto di voto ed eleggibilità delle donne, che viene finalmente approvato: 53 anni dopo la Germania, 52 anni dopo l’Austria, 27 anni dopo la Francia, 26 anni dopo l’Italia e 78 anni dopo la Nuova Zelanda, il primo Paese al mondo a introdurre il suffragio femminile nel 1893. Con un’approvazione del 65,9%, l’articolo 74 della Costituzione federale del 29 maggio 1874 viene modificato. Le prime donne parlamentari vengono accolte già nella prima sessione invernale del 1971. Seguono quindi anche gli ultimi cantoni, introducendo il diritto di voto e l’eleggibilità alle donne. Con una sola eccezione: nel Cantone Appenzello Interno si deve attendere fino al novembre del 1990 per vedere esteso il diritto di voto alle donne per decisione del Tribunale federale.
Fonti del testo
- Wikipedia contributors: Frauenbewegung
- Voegli & Seitz (2023): Frauenstimmrecht. Historisches Lexikon der Schweiz
- Schweizer Parlament: Frauenstimmrecht in der Schweiz: 100 Jahre Kampf
Fonti dei dati
- (1971): Frauenstimmrecht 1971. Bundesamt für Statistik
- Swisstopo (2023): swissBOUNDARIES3D
Proprietari dei dati: Ufficio federale di topografia (swisstopo), Atlante della Svizzera (AdS), Ufficio federale di statistica (UST)
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