Pandemia di Covid-19: situazione internazionale

Pandemia di Covid-19: situazione internazionale

Evoluzione globale
Si definisce pandemia da Covid-19 la diffusione a livello mondiale della patologia delle vie respiratorie Covid-19, o «coronavirus». Il 31 dicembre 2019 a Wuhan in Cina viene confermato lo scoppio di una nuova polmonite di origine ancora ignota. A gennaio 2020 la malattia assume una forma epidemica in Cina e l’11 marzo 2020 l’OMS dichiara ufficialmente che si tratta di una pandemia mondiale. La malattia è provocata da un’infezione trasmessa dal coronavirus SARS-CoV-2, fino allora sconosciuto. In numerosi Paesi del mondo, nel corso della pandemia vengono introdotte massicce limitazioni della vita pubblica e privata di molti cittadini. Anche la crisi economica del 2020 si annovera tra gli effetti della pandemia da Covid-19 sull’intera società.

Il 13 gennaio 2020 in Thailandia si registra il primo contagio da coronavirus, confermato da un test di laboratorio, fuori dalla Cina; il primo fuori dall’Asia si ha il 23 gennaio 2020 negli Stati Uniti. Entrambi i casi sono legati a viaggi da o per Wuhan. Il primo decesso causato dal coronavirus fuori dalla Cina si registra nelle Filippine all’inizio di febbraio 2020. Il 15 febbraio 2020 un turista cinese muore in Francia; si tratta della prima vittima della pandemia da Covid-19 fuori dall’Asia. Il 23 febbraio 2020 in Italia si hanno le prime due vittime europee della pandemia. A metà marzo 2020, i Paesi in cui si riscontra il maggior numero di contagi sono Cina, Italia, Spagna, Iran, Germania, Francia e Stati Uniti; i nuovi contagi provenienti dalla Cina sono ormai pochi. A fine marzo 2020 il numero dei contagi cresce notevolmente negli Stati Uniti; oltre all’Europa e alla Cina, gli Stati Uniti sono quindi diventati un hotspot della pandemia globale da Covid-19. A maggio e giugno 2020, l’America Latina diventa il nuovo centro della pandemia; i Paesi più colpiti sono Brasile, Perù, Cile, Messico, Colombia, Argentina, Ecuador e Bolivia. A fine agosto, l’India denuncia per la prima volta il numero massimo di nuovi contagi al mondo in un solo giorno. A settembre in Europa si delinea un forte incremento dei casi, tuttora in atto, che prende il nome di «seconda ondata». Negli Stati Uniti invece ha inizio poco dopo la «terza ondata». Entrambe sono definite nettamente più aggressive della prima.

La situazione in Svizzera
In una prima fase, il numero delle persone risultate positive al test del SARS-CoV-2 aumenta rapidamente, a partire dal Canton Ticino. Nonostante le prime misure, non si riesce a impedire la diffusione della malattia. Il 28 febbraio 2020 il Consiglio federale svizzero classifica quella in atto come una «situazione particolare» secondo la legge sulle epidemie ed emana l’ordinanza sui provvedimenti per combattere il coronavirus (COVID-19), che vieta tra l’altro le grandi manifestazioni con più di 1000 persone. A seguito del continuo aumento dei contagi, sin dal 16 marzo 2020 il Consiglio federale dichiara la «situazione straordinaria» (massimo livello di rischio) ai sensi della legge sulle epidemie. La nuova ordinanza introduce massicce limitazioni della vita pubblica, con la chiusura immediata di tutte le attività e i servizi non indispensabili. Buona parte di tali misure d’emergenza viene sospesa l’11 maggio 2020. Tuttavia, il Consiglio federale decide di non autorizzare nuovamente le manifestazioni con più di 1000 persone prima della fine di agosto.
È la prima volta dalla Seconda Guerra Mondiale che il Consiglio federale governa applicando il diritto di necessità. I poteri conferitigli dall’art. 185 della Costituzione federale consentono al governo nazionale di adottare le decisioni che ritiene necessarie per «far fronte a gravi turbamenti, esistenti o imminenti, dell’ordine pubblico o della sicurezza interna o esterna». Il Consiglio federale può quindi agire senza coinvolgere il Parlamento, i Cantoni e il Popolo.

Fonti del testo

Informazioni sul Tema

Data di pubblicazione

22 gennaio 2021

Data dell'ultima modifica

23 giugno 2022