Medioevo: Un mosaico geografico
Nel Medioevo non esistevano ancora stati dal territorio chiaramente definito. I rapporti di proprietà e governo si fondavano su diritti acquisiti gradualmente. Lo stesso signore – un nobile, un convento, una città – poteva possedere contemporaneamente terre e sudditi propri, amministrare altri per conto di terzi, esercitare funzioni giuridiche, detenere diritti ecclesiastici, riscuotere tributi, imposte e dazi. Generalmente, il signore più influente di un’area geografica definita esercitava il potere giuridico sulla stessa, indipendentemente dai confini della zona effettivamente di sua proprietà. I distretti altrui venivano quindi chiamati baliati o baliaggi. Tramite atti di vendita, scambi o pignoramento, possedimenti, diritti e abitanti potevano passare improvvisamente in alte mani.
XIV secolo: Dalla Lega dei Paesi forestali alle Confederazione degli otto cantoni
Nel XIV secolo, la piccola Lega dei tre Paesi forestali (Uri, Svitto, Untervaldo) si ingrandì diventando la Confederazione degli otto cantoni. Dopo che nel 1332 Lucerna aveva concluso il patto con i Waldstätten, la regione attorno al lago dei Quattro Cantoni divenne una zona cruciale. A Zurigo, il borgomastro Rudolf Brun e il suo movimento cercarono nel 1351 un punto d’appoggio nei tre cantoni originari per fronteggiare i loro nemici interni ed esterni. Nel 1352, anche l’asburgica Zugo e la Glarona furono annessi a pieno titolo alla confederazione. L’alleanza del 1353 con Berna permise ai Paesi forestali di avere una protezione anche a occidente. Dal canto suo, Berna metteva al riparo le terre dell’Oberland dalle incursioni degli Untervaldesi. L’Austria-Asburgo, con l’armistizio del 1389, riconobbe le acquisizioni territoriali degli otto cantoni.
XV secolo: Nuove frontiere a settentrione e a meridione
Verso la fine del Medioevo, la Confederazione raggiunse l’estensione inalterata fino al 1798. Tra il 1481 e il 1513, cinque Paesi alleati – Friburgo (1481), Soletta (1481), Basilea (1501), Sciaffusa (1501) ed Appenzello (1513) – si aggiunsero agli otto cantoni precedentemente costituiti. I tredici membri sovrani, otto città e cinque cantoni rurali con territori propri, formavano una confederazione di stati legati fra loro da patti separati. Attorno a questo solido nucleo, vi erano i cosiddetti «Paesi alleati», un insieme di realtà molto diverse comprendenti, ad esempio, San Gallo, Mulhouse, Rottwil, Bienne, il Vallese e le Tre Leghe grigie. Dopo il 1400, i cantoni possedevano assieme alcuni territori, detti «baliaggi comuni». Queste entità territoriali erano amministrate dai cantoni che avevano concorso alla loro conquista. Ai cinque «baliaggi comuni tedeschi» – Baden, Freiamt, Turgovia, Rheintal e Sargans – vennero ad aggiungersi quattro baliaggi cisalpini («ennetbirgische») o italiani: Lugano (Lauis), Mendrisio (Mendris), Locarno (Luggarus) e Valle Maggia (Maiental).
XVI e XVII secolo: Espansione verso meridione e occidente
Tra il 1512 e il 1564, la Svizzera raggiunse la maggior estensione geografica della sua storia. Verso sud, i Confederati occuparono parte dell’attuale Italia settentrionale; verso occidente, con l’annessione del Paese del Vaud, i Bernesi portarono alla Svizzera un buon tratto di Altpiano occidentale. Nel 1512, i dodici cantoni sovrani incamerarono l’attuale Ticino e la Val d’Antigorio / Val d’Ossola (Eschental) con Domodossola. A est, le Tre Leghe grigie si impossessarono dei baliaggi italiani di Bormio (Worms), della Valtellina (Veltlin) e di Chiavenna. Gli Svizzeri persero, nel 1515, la Val d’Ossola ma, in compenso, proseguirono l’espansione in direzione ovest e sud-ovest. Berna assoggettò, nel 1536, alcuni territori appartenenti al ducato di Savoia: il Paese di Vaud e tutto il bacino del Lemano con, a meridione, i baliaggi di Gex, Gaillard, Ternier e dello Chablais fino alla Drance. Contemporaneamente, i Vallesani occuparono lo Chablais orientale. Nel 1564, le terre a sud del Lemano e del bacino ginevrino dovettero però esser restituite ai Savoiardi.
Nel XVII secolo – in rispetto al 1591 –, le frontiere della Confederazione sono rimaste praticamente immutate. Facendo riconoscere dal trattato di Vestfalia la loro separazione dall’Impero tedesco nel 1648, i tredici cantoni della Confederazione erano diventati indipendenti.
XVIII e XIX secolo: Il valzer delle frontiere
Mai come durante le guerre napoleoniche, le frontiere della Confederazione mutarono in modo tanto radicale. Tra il 1798 e il 1815, il territorio nazionale subì una costante trasformazione; solo col congresso di Vienna (1814/15) assunse, salvo qualche piccolo ritocco successivo, i contorni attuali. È in questa sede che le grandi potenze europee riconobbero la Svizzera come Stato indipendente e neutrale.
L’invasione delle truppe francesi, nel 1798, ebbe quale effetto la cancellazione delle frontiere interne. Scomparvero così le differenze tra città sovrane e campagne soggette, tra cantoni e baliaggi communi, e nacque uno Stato unitario, centralizzato: la Repubblica Elvetica, che introdusse entità amministrative insolite, come i cantoni dei Waldstätten, della Linth o del Säntis. La loro esistenza fu breve, in quanto la revisione costituzionale del 1803 li cancellò dal panorama politico elvetico. La cessione forzata del vescovado di Basilea alla Francia, che si annetté altresì la piccola repubblica indipendente di Ginevra e si arrogò il diritto di esercitare un controllo illimitato surra repubblica, in teoria indipendente, del Vallese, avvenne invece in forma definitiva. Contemporaneamente, il Fricktal, fino allora austriaco-asburgo, venne inglobato alla Svizzera. Di contro, i Grigioni dovettero cedere alla repubblica Cisalpina tutta la Valtellina, compresi Chiavenna e Bormio, per secoli loro baliaggi.
La sconfitta francese, ratificata nel 1815 dal congresso di Vienna, regalò al nostro Stato un accrescimento territoriale di oltre dieci per cento. Il Vallese, Neuchâtel e Ginevra entrarono nella Confederazione.
13 luglio 2016
7 febbraio 2023
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